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Buon dicembre a tutti e buon inizio Avvento (che è iniziato ieri l'altro, ma vabbè.)

Primo cioccolatino del 2009: una breve oneshot per la Criticombola.

Titolo: L'equilibrista e il funambolo
Fandom: Originale
Rating: Per tutti
Prompt: 89 - Questioni di equilibrismo
Tabella: #42 - qui!




L'equilibrista e il funambolo


Il viaggio non è l'emozione di attimi pericolosi
Il viaggio è la gioia del tempo, il pericolo è stare rinchiusi

... lui viaggia perché per mestiere ha scelto il mestiere di vento




Decisi che non mi piaceva due secondi dopo averlo visto.
Camminava lentamente, con l'aria di chi se la prende comoda perché può farlo e perché ha deciso che è un bel modo di godersi la vita. Atteggiamento rilassato, quello di chi occupa lo spazio con una certa prepotenza, sicuro di avere il diritto di prenderselo. Non particolarmente bello, almeno secondo i miei canoni, ma con un sorriso in qualche modo accattivante. Occhiali scuri e abbigliamento trasandato con arte e studio.
C'era un che di aggressivo, nell'uomo. Quando lo vidi arrivare, il mio primo istinto fu di abbassare gli occhi e gettare uno sguardo ai miei vestiti, ben più che trasandati e senza nessuna cura. Per un attimo mi vergognai – io – dei miei sandali aggiustati con lo scotch di carta e della vistosa fasciatura sporca di terra ed erba che mi avvolgeva la caviglia sinistra.
L'uomo incrociò i miei occhi e accennò un sorriso più convinto. Io mossi la testa, un cenno che voleva essere cordiale, perché le mie personali norme includono anche la gentilezza con quelli che non sopporto.
Poi notai il particolare più folle dello straniero – ma forse l'avevo già notato e per questo avevo deciso che non mi piaceva. Avanzava camminando in equilibrio su una delle rotaie dei binari.
Che ci facevo io vicino ai binari, direte voi.
Che ci facevo.
I cavoli miei, vorrei rispondervi io.
Il mio capo mi aveva spedito nei pressi della ferrovia a caccia di un tipo speciale di erba che solo lei, quella donna perfida e santa, è in grado di usare per combinarci i suoi filtri e i suoi farmaci. E io non potevo certo dirle di no, visto che quell'intruglio dall'aria poco affidabile e dall'odore sgradevole serve a me, ai miei muscoli affaticati dalla mia attività.
- Salve.- Mi salutò, fermandosi per un attimo.
- Mi ha fatto piacere conoscerti, anche se solo per un momento.- Risposi, celando in quello scherzo il mio disapprovare il suo sentiero. - Fammi sapere com'è l'aldilà, mi raccomando.
- Cos'è questa battuta da menagramo?- Disse lui, senza perdere il sorriso.
- Penso che il diretto delle quindici e due stia per passare di qui.
- Quando passerà, salterò giù dalla rotaia.
- Per dire al mondo che sei più veloce del diretto delle quindici e due?
- Qualcosa del genere.
Rise e si tirò su gli occhiali da sole. Aveva gli occhi chiari, come i miei. Non l'avrei detto, dai capelli neri e dalla carnagione scurita dal sole. Mi spiazzò, per qualche misterioso motivo, quel punto di somiglianza insospettabile. Nel suo viso gli occhi azzurri splendevano come gemme. Nel mio, pallido e slavato, ombreggiato dai miei capelli di un colore indefinito, erano solo gocce d'acqua che non si notavano neanche. Ora ci scambiavamo uno sguardo curioso, attraverso i nostri occhi simili, e ci studiavamo con un certo interesse.
- Ehi, senti.- Fu lui a rompere il silenzio. - Posso aiutarti in qualche modo?
- Aiutarmi?
- Sei qui che bazzichi i binari. E hai l'aria di non essere nel momento migliore della tua vita.
- E tu? Tu sei nel momento migliore della tua vita?
- Io sono sempre nel momento migliore della mia vita.
Lo squadrai con una punta di voluta superiorità.
- Anch'io.- Risposi.
- Non si direbbe.
- E cosa si direbbe?
Fece un sospiro da persona sensata che ha a che fare con un pazzo.
- Si direbbe che lo aspetti anche tu, il diretto.
- Sei fuori strada. Sto cercando dell'erba.
- Cosa?
Indicai un ciuffo d'erba poco lontana, in una balza che si inerpicava sopra di noi. Poi indicai la sacca di stoffa che avevo sulle spalle, già per metà piena di quella stessa pianta.
- Sei un omeopata o un erborista?- Mi chiese, con un sorrisetto che interpretai come un gentile sfottimento.
- No. Sono uno che che conosce una donna capace di tirare fuori unguenti e medicinali dalle piante. Mi ha spedito a raccogliere erba ed eccomi qui. Tu, piuttosto. A parte il gusto di giocare a chi è più veloce tra te e il treno, come mai sei qui?
- Sono un avventuriero e un equilibrista.- Mi rispose, fiero.
Poco altro avrebbe potuto dire, per toccare maggiormente quei punti fragili che fanno scatenare i lati peggiori di ciascuno.
- Io sono un girovago e un funambolo.- Risposi, piantandomi davanti a lui e raccogliendo quel po' di fierezza che potevo trovare, nei miei stracci e nelle mie ammaccature.
Ci sfidammo con lo sguardo per qualche momento. Lui risolse tutto con un altro sorriso.
- Io dico davvero.
- Anch'io. E dimmi un po', come mai sei diventato avventuriero ed equilibrista?
- Ho scelto di viaggiare perché la vita tranquilla di un uomo comune non mi basta. Io mi sento spinto verso altri luoghi, altre emozioni. Ho bisogno di sensazioni meravigliose, di pericoli e sfide. E sono un equilibrista perché mi getto nelle più folli avventure senza mai farmi vincere da loro. E tu, come mai sei diventato girovago e funambolo?
- Mah. Perché mia madre e mia nonna e una quantità di antenati prima di loro erano girovaghi e funamboli.
Dal suo sguardo intuii che non credeva che io parlassi sul serio. Era certo che intendessi la mia condizione e la mia professione in senso metaforico.
- Funambolo, mi sembra di non restarti simpatico.
- E' che mi sfugge il motivo del tuo viaggiare.
- E il motivo del tuo, quello lo conosci?
- Certo. Viaggio per mangiare. Ma non capisco cosa lo faccia fare a uno come te.
- Sai, io ho imparato molto dall'avventura e dall'equilibrismo. Ho imparato che posso conquistare il mondo e bere la vita. Che posso collezionare esperienze meravigliose. Che dietro lo scorrere banale dell'esistenza ci sono momenti senza i quali non potrei sopravvivere. E tu, cos'hai imparato, dal tuo essere girovago e funambolo?
- Ho imparato che la gente è cattiva con gli stranieri e sospettosa con i viandanti. Che tutto costa troppo, e quando costa poco, costa sempre più di quanto io abbia in tasca. Che la polvere è dovunque ed entra anche se tieni i finestrini chiusi. Che puoi viaggiare mille anni, ma una strada con le curve ti farà sempre vomitare. Che non sono buono a ricucirmi i panni e si vede. Che quando provi a fare gli esercizi scalzo, per avere una maggior presa coi piedi sulla fune, ti fai male. Che ti fai male comunque, anche dopo anni di esercizio.
- Dici cose tristi.- Mi disse.
- Tu non sei mai triste?
- No. Non ho tempo, per essere triste.
- E allora come fai a essere felice?
Non capì. Io cercai di vedere qualcosa nei suoi occhi e scoprii un desolato panorama scuro di paura, la paura di fermarsi.
All'improvviso da lontano arrivò una voce ben conosciuta. Io sgranai gli occhi e indicai l'orizzonte alle sue spalle, allarmato.
- E' il treno.
- Lo so.- Rispose, sorridendo.
- Lo aspetti sulla rotaia?
- Al momento giusto, scenderò.
Io d'istinto tesi il braccio per afferrarlo. Lui scansò la mia mano.
- Mi fai paura.- Confessai.
- Se tu avessi fatto la mia stessa strada, avresti imparato ad amare la paura e il rischio.
- Ma io non voglio amare la paura. E' da stupidi, amare la paura.- Protestai. Lui rise ancora. Dietro le sue spalle vidi arrivare il diretto. - Se non scendi subito, ti tiro giù.
- Vuoi fidarti di me o no?
Ma come si fa a fidarsi di uno che cerca il pericolo e non è mai triste?
Rimasi a fissarlo con i brividi addosso e il sudore gelido che mi aveva ricoperto.
Il treno urlò il suo fischio e si stagliò chiarissimo contro il cielo, avanzando veloce e facendosi sempre più grande.
Aprii la bocca per implorarlo di scendere, per quanto io non sopporti il dovermi umiliare a pregare la gente. Capii che il rumore del treno avrebbe sovrastato il mio misero grido e tacqui.
Un secondo prima che tutto si facesse irreparabile, l'avventuriero ed equilibrista saltò giù.
Io mi gettai a terra, con il sapore della paura in bocca, lo stomaco contratto e il cuore che mi era salito così tanto in gola che avrei potuto sputarlo fuori.
Quando il treno fu lontano avvertii una mano che mi scuoteva. Alzai la testa e vidi lui che sorrideva.
- Che ti avevo detto?
- Dimmi, equilibrista. Ti senti bene, ora che ti sei preso un po' di rischio inutile?
- Sei un banale moralista, caro funambolo. E non riesci a capire come il mio modo di vivere sia l'unico che garantisce libertà dalla paura e una boccata di emozione ogni giorno.
Non gli risposi perché non avevo altro da dirgli.
Lui se ne andò, ritornando al suo equilibrio lungo la rotaia. Sollevò la mano verso di me quando era già lontano.
Io balzai sulla scarpata, strappai gli ultimi ciuffi di erbaa, li cacciai in borsa e ripresi in fretta la via della città.
Il sole picchiava forte e mi appiccicava le vesti addosso. La caviglia fasciata doleva lievemente, ma in maniera costante. I due libri che avevo recuperato da un antiquario per farne dei doni e l'acqua che avevo preso per me pesavano nella borsa sulle spalle. Il mio scarso senso dell'orientamento continuava a confondersi sulle strade grigie e spoglie, senza personalità.
Poi imboccai un vicolo ombreggiato, una carezza di vento mi graziò dal caldo per un minuto, una finestra aperta mi regalò tre note che forse conoscevo o forse no, ma mi fecero venire in mente un motivo e mi ci attaccai con soddisfazione.
Iniziai a camminare lentamente, un piede davanti all'altro, come quando percorrevo la corda, e pregustai la sorpresa di chi avrebbe ricevuto il dono dei miei libri. E mi vennero in mente le sette lingue che avevo imparato nei miei anni da girovago, la ricetta della tisana di rosa, le canzoni che mi sono sempre portato via dai paesi dove sono stato, il viso di una donna che persi anni fa, il nome di una bambina che mi chiamò fratello per un giorno, i colori oltre lo sguardo di tutti quelli che avevo incontrato. Pensai che erano quelle, le cose che avevo imparato veramente dalla strada.
Non c'erano treni alle mie spalle.
C'era solo la vita, che è abbastanza pericolosa senza bisogno di sfidarla, e abbastanza infame da farti avere paura quando meno te lo aspetti, e abbastanza splendida da attirarti a sé e riempirti di doni e lusinghe, e canzoni e danze e sentimenti smisurati. Come la più bella e indimenticabile delle amanti.
Affidai a quel briciolo di vento una risata soddisfatta e gli chiesi di portarla all'equilibrista.


*

Citazione musicale iniziale: "Il viaggiatore" - Mercanti di Liquore

*

Eh... è che quando ho visto quell'immagine ho odiato istintivamente il tipo sulla rotaia!XD
E quando cerco di fare ironia divento automaticamente polemica. Quindi ho dato la parola a un girovago che polemico lo è davvero, e non ho nulla da rimproverarmi.XD

Comments

( 4 commenti — Su, via, una parolina dimmela! )
hana_may
Dec. 7th, 2009 11:58 am (UTC)
Mi sono messa in pari con il tuo calendarietto. ^_^
Ho saltato solo quella di TRC perchè non voglio spoiler sul finale... ma com'è che ora ho un terrore folle di continuare a leggere Holitsuba tutto?!? XDDD

Commento qui perchè è quella che mi è piaciuta più di tutte, ti dirò che anche a me quell'equilibrista del treno sta un po' sulle scatole... XDDD E approvo da morire le ultime sei righe della storia. *___________________*
E... leggerei volentieri ancora dei due "burloni" del 4/12. ^______________^
harriet_yuuko
Dec. 7th, 2009 12:25 pm (UTC)
*felice*
Grazie di aver letto i cioccolatini! ç___ç
E sono felice se condividiamo l'antipatia per il tipo... dai, guardalo come avanza sicuro di sé: Come si fa a non trovarlo arrogante?XDDD

... io scrivo dei due burloni se voi mi suggerite un nome per il più giovane!XDDD Non riesco a battezzarlo, povera creatura!XD Non hai un nome da suggerirmi, eh?**
hana_may
Dec. 7th, 2009 01:53 pm (UTC)
ma davvero!! >.
hana_may
Dec. 7th, 2009 01:54 pm (UTC)
Argh lo sapevo che la faccina con le > si mangiava il resto del commento...
rifaccio!!

Ma davvero!! Speriamo che il treno lo tiri sotto!!!

Nomi: io non sono brava.... ç______ç sparo il primo che mi viene in mente David? E' banale....

Vado a leggere quello di oggi. ^o^
( 4 commenti — Su, via, una parolina dimmela! )

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