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Titolo: Trouble is a friend of mine
Fandom: Originale
Rating: Per tutti
Note:
- Scritta per la Criticombola, tema #25 There's oceans in between us but that's not very far
- Raccolta composta da 4 piccoli episodi
- Titolo rubato a Trouble is a friend di Lenka
- Sì, sono i personaggi citati in It takes two

Parte I
Parte II
Parte III



IV. Ho un amico

A dargli la notizia è un giovanissimo guerriero con una cicatrice che gli rovina il viso.
- E' grazie alla sua guida preziosa che abbiamo vinto questa guerra.- Dice il ragazzo, con un misto di ferocia e orgoglio.
Non sembra rendersi conto che sta portando l'annuncio di una morte ad un vecchio.
- Com'è successo?- Domanda Galahad, appoggiandosi allo stipite della porta della stanza che ormai da anni funge da passaggio dimensionale.
- In battaglia.- Risponde il ragazzo, con la luce negli occhi.
- Mi aveva promesso che vi avrebbe aiutati solo con la strategia.- Sospira Galahad.
- Senza di lui avremmo perso la nostra libertà e la nostra casa.- Dice il ragazzo. - Si è battuto per noi, come fossimo stati il suo popolo. Ha vinto i limiti dell'età e ci ha sostenuti e incoraggiati. E' stato nobile e coraggioso.
- Come sempre.
Era un cavaliere, prima che un mago, uno scrittore, uno schizzato e tutto quanto.
- L'avete seppellito con i vostri guerrieri?- Chiede poi, per assicurarsi che non gli portino il corpo per metterlo in una bella tomba in giardino. Ci mancherebbe solo quello.
- Sì. Sarà considerato come uno dei nostri.
- Bene. Ne sono felice.
- Onora il suo ricordo e sappi che hai avuto il privilegio di conoscere un eroe.
Sono le ultime parole che gli dona il giovane guerriero.
Il ragazzo sparisce e Galahad pensa che siano parole sterili. E stupide.
Non onorerà un bel niente. Si ricorderà di quell'idiota che gli ha infestato l'esistenza per quasi sessant'anni, e...
Lì, tra la posta degli ultimi due mesi da riordinare, c'è la busta verde spedita dal signor Disastro dal mondo che è diventato la sua tomba. Galahad la prende e decide di rileggerla, giusto perché non si è mai abbastanza tristi.
Notizie dal fronte, sciocchezze di vario genere, pensieri sparsi.
E poi...
Voglio confidarti che il tuo giardino d'estate e il tuo camino d'inverno, sono cose a cui spesso penso, al tramonto dopo una giornata di cammino nel deserto, o nelle ore sbiadite che prima dell'alba, raggiungendo la cima di un monte.
Sono un viaggiatore, non ho una casa mia, ma ho la tua e quando ho nostalgia di casa, so sempre dove far riposare il pensiero.
Se questa battaglia (sì, sì, la guarderò da lontano, stai tranquillo!) dovesse essere l'ultima delle mie avventure, magari, chiudendo gli occhi, ripenserò al tuo salotto. Alla mia sciabola che hai proditoriamente nascosto sotto il divano (lo so che è lì!) Alla gente che va e viene per le tue stanze, alle ore più improbabili.
Insomma, a "casa".

Galahad trova la superficie più vicina sulla quale sedersi. Probabilmente è un divano. Pensa a quanto sia patetico un settantenne che piange. Poi però piange lo stesso.

Il figlio dei nuovi vicini di casa è il migliore dei suoi allievi. Un cosino di sette anni, sommerso da un cespuglio di riccioli, curiosissimo, che passa dalla più filosofica serietà alla più adorabile demenza infantile. E al pianoforte piace.
A Myra.
Sì, perché l'oggetto sacro per eccellenza del signor giramondi adesso è suo. Beh, non che prima non lo fosse. Myra, il pianoforte a coda che ha girato tanti mondi quasi quanto il suo ex-padrone, staziona nel suo salotto da anni. Galahad l'ha suonata tante volte, conosce la sua storia e le sue virtù, le è molto affezionato. Ma ora il testamento del suo amico idiota ha decretato che Myra è proprio di sua proprietà.
Il bambino zampetta sulla tastiera con le sue manine e Galahad è contento. Myra pure. E' una splendida giornata, come non se ne vedono da un po'.
- Bravo, Julian. Direi che possiamo smettere di esercitarci e passare alla merenda.
Il bambino sorride, entusiasta. Di solito Galahad è professionale, con i suoi allievi, ma Julian è un affarino a cui non si può evitare di affezionarsi. Il tipico bambino poco considerato dagli adulti e preso in giro dai coetanei. Galahad ha già deciso che, per quanto può, vuole difenderlo e istruirlo.
- Che cos'è quella?- Domanda il bambino, mentre sgranocchia un biscotto, indicando una sciabola che orna il salotto.
- Quella? Era l'arma di un mio amico.
- Perché l'ha data a te?
- L'ha sempre fatto. Quando una cosa non gli serviva più, la dava a me. Oppure, quando una cosa era tanto preziosa che temeva di perderla, la dava a me ugualmente.
- E quella lì non gli serviva più oppure aveva paura di perderla?
- Quella se la dimenticò a casa mia, un giorno, e siccome l'aveva usata in duello contro un tipo piuttosto cattivo e si era fatto male, gliela nascosi.
- Si è arrabbiato?
- No. Non si arrabbiava mai.
- Come ha fatto, senza la sua spada?
- Mi ha rubato una chitarra e ha imparato a combattere con quella.
- Davvero?- Gli occhi di Julian risplendono.
- Davvero. Ed ha sconfitto il tipo cattivo, con quella chitarra.
E Julian vuole sentire tutta la storia, e a Galahad non resta che raccontarla ed è felice, mentre ridisegna per il bimbo le avventure di Jamil.
Alla fine Julian sorride, la storia gli è piaciuta.
- Dov'è ora, Jamil?- Domanda.
- E' partito per un altro dei suoi viaggi. Adesso è in un mondo dove non posso spedirgli lettere, però.
- E' così lontano?
- No.- Guarda un punto indefinito oltre il bambino, oltre il pianoforte, oltre tutte le cose. Sorride. - No. Non è per niente lontano.

Comments

( 1 commento — Su, via, una parolina dimmela! )
superloony
Nov. 8th, 2009 09:00 pm (UTC)
Il tuo modo di scrivere mi piace moltissimo.*-*
E questo capitolo mi ha un pò commosso.
Complimenti (:
( 1 commento — Su, via, una parolina dimmela! )

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