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March 8th, 2010

8 marzo?

Nel 2005, prendendo un caffè con due colleghi in attesa di una lezione, un ragazzo espose a me e a un'altra ragazza (entrambe laureande con professoresse particolarmente interessate agli studi sulla letteratura femminile, con tesi sull'argomento) la sua teoria sulla donna rispetto alla letteratura. Disse che la donna poteva essere oggetto di letteratura, ma non soggetto. Non potevano esistere donne scrittrici: del resto, nella storia della letteratura non ce ne sono così tante, giusto? Potevano essere ottimi critici letterari, magari, ma in quanto all'arte...
La mia collega citò Virginia Woolf e Una stanza tutta per sé: non esiste una storia della letteratura femminile perché la donna non ha mai avuto spazio per esprimersi artisticamente. Io gli dissi che non c'era una storia, per noi, alle nostre spalle: senza maestri, senza "madri", era più difficile seguire la via artistica, ma il tempo avrebbe dimostrato che anche noi siamo in grado di creare la nostra storia.
L'arrivo del professore interruppe la discussione, che si concluse con il ragazzo molto sorridente e soddisfatto di sé, mentre io e la mia collega eravamo tra lo sconcertato e il disgustato, e sinceramente io avevo anche la tentazione di mettermi a ridere.
2005, Firenze, Italia, Occidente, presunto mondo civilizzato, eh.

Qualche tempo fa ero in treno e vicino a me c'erano un uomo e una donna, giovani, uno davanti all'altra. Lei vestita in modo semplice, lui piuttosto "rileccato". Parlavano. Anzi, lui parlava. Parlava male di un'amica comune dei due, enumerandone difetti e pecche. Diceva che, quando era al lavoro, spesso si assentava e spariva al telefono, perché si sa, "voi donne, quando cominciate a parlare, non la smettete più."
Nei 25 minuti del percorso tra Firenze e la mia fermata questo tipo ha parlato ininterrottamente senza mai permettere alla sua ascoltatrice di aprire bocca.
Perché noi donne, si sa, quando cominciamo a parlare non la smettiamo più.

All'università ho scoperto Letterature Comparate, i Women Studies e un mondo di letteratura femminile affascinate, che mi ha conquistata e ha risvegliato in me una vena femminista molto piccina, ma di cui vado fiera.
Non serve un 8 marzo, festa che mi dice poco (anche se faccio volentieri gli auguri alle donne che passano di qui): serve piuttosto un cambiamento di tanti piccoli modi di agire e pensare radicati da secoli in tutte le società.
Io credo nei pari diritti che tengono conto delle sostanziali (e belle) differenze tra maschile e femminile. Quelle differenze che sono reali, nate da psicologie effettivamente diverse, e non costruite dalla cultura. Credo che non esistano "cose da uomo" e "cose da donna", ma solo cose che magari gli uomini e le donne fanno in modo diverso. Credo anche che ciascuno abbia un lato maschile e uno femminile.
Dal punto di vista religioso, credo che pensare a un Dio che inventa una cosa fatta bene (l'uomo) e una fatta peggio (la donna) non abbia molto senso: se credi che Dio ci sa fare con la creazione, perché mai dovrebbe aver tenuto una creatura difettosa? Davvero, per me chi è maschilista o femminista in maniera becera e assoluta, chi afferma che un sesso è superiore all'altro, non può essere veramente cristiano, è una contraddizione in termini. Su questo punto forse sono intransigente, ma... chi se ne frega, è la mia opinione.
Insomma, in conclusione: diamoci da fare per dare al mondo intorno a noi una parvenza almeno di equilibrio, in tutti i campi, compreso quello della differenza dei sessi. Magari... un giorno le cose funzioneranno un pochino meglio?

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