?

Log in

No account? Create an account

Post precedente

how lucky we are to be alive right now

Una storia per i miei giocatori.
Ho sempre pensato che l'elemento più fantastico della nostra vecchia campagna di GDR fosse stato il matrimonio tra due uomini, uno musulmano e l'altro ateo, in una chiesa anglicana, in piena epoca vittoriana. Volete sapere cosa fa la vostra coppia preferita, in un altro mondo, ovvero nel mondo steampunk-magico del nostro attuale gioco? Eccoli qui, pronti per sconvolgere uno dei personaggi più razzisti, sessisti e omofobi (e odiati, giustamente) che io abbia mai inventato.






Sostanzialmente incompatibili



Cartagine, 2 dicembre 2140

- Abbiamo sentito quattro esperti e ancora non abbiamo una risposta sensata?
- Signore, mi dispiace, ho fatto come ha chiesto, ho contattato chiunque abbia un minimo di competenze in campo edile in città e nei dintorni, ma i lavori di restauro dell'albergo sono ancora fermi perché il pavimento del secondo piano continua a crollare.
Patrice uscì per qualche istante fuori dalla tenda posizionata vicino all’albergo in corso di restauro, dalla quale il suo maggiordomo e segretario solitamente controllava lo svolgimento dei lavori, per osservare la struttura nella quale non entrava nessuno da alcuni giorni.
- E non esiste in tutta Cartagine un ingegnere o un esperto di materiali che capisca cosa stia succedendo?- Domandò Patrice al signor Berthier, rientrando nella tenda.
- No, signore, mi dispiace.- Rispose il maggiordomo. - Ha pensato di contattare suo fratello?
- No. Cerca qualcun altro, e in fretta. Non posso rimanere a Cartagine in eterno, devo ripartire per la Francia tra sei giorni, e per allora esigo che i lavori siano ripresi.
- Non so davvero cosa dire e sono sconcertato quanto lei, signore. L’unica ipotesi che non abbiamo ancora preso in considerazione – e mi perdoni se oso anche solo nominarla – è quella suggerita dagli operai.
- Fantasmi?
- Esatto, signore. I lavoratori del posto sostengono che il vecchio hotel che ha acquistato sia posseduto dai fantasmi da molto tempo, e che la loro influenza malevola impedisca lo svolgersi dei lavori di restauro.
- E che dovrei fare? Contattare un esorcista?
Il maggiordomo scosse la testa e sospirò.
- Io credo che non ci sia nessun fantasma, signore, e che i lavori siano di pessima qualità perché gli operai, convinti di questa assurda superstizione, stanno svolgendo il loro compito in maniera indecente. Purtroppo non posso dirigerli personalmente, altrimenti risolverei la cosa in fretta. Ma potremmo assecondare questa loro fissazione e chiamare un esorcista. Così forse si calmeranno e inizieranno a lavorare opportunamente.
Patrice ponderò in silenzio quell’idea per qualche istante, poi annuì.
- Potresti avere ragione. Ma come lo troviamo, un esorcista?
- Potrei contattare l'equipaggio di una nave appena attraccata, che è rinomato per essere versato nelle arti magiche più varie.
- E tu come fai a sapere di questa nave? Non mi sembri il tipo che si interessa di simili idiozie.
- No, ma sono il tipo che origlia i discorsi della gente del posto. Non si sa mai cosa si può scoprire di utile dai discorsi ascoltati quando il capo non c’è.
- Va bene. Non importa quanto vogliono essere pagati. Mi basta che nel giro di pochi giorni mi liberino l'albergo dai fantasmi, o perlomeno i lavoratori dall’ossessione dei fantasmi.

L'esorcista arrivò due giorni dopo, al tramonto. Il signor Berthier aveva rintracciato la nave chiamata Sunflower, che viaggiava per il Mediterraneo e l'Atlantico portando con sé conoscenze relative alla magia e al sovrannaturale.
L'esorcista era un uomo sui quaranta, alto, biondo, ben vestito, con un'aria lievemente distratta e occhi verdi distanti dietro un paio di occhiali. Insieme a lui veniva un ragazzo, probabilmente indiano, di età indefinita, magrolino e timido, che pareva nascondersi dietro l'uomo.
- Ben arrivato.- Lo salutò Patrice, che aspettava davanti all'hotel insieme al maggiordomo. - Sono il proprietario, Patrice Varrian. Cercate di fare in fretta e di risolvere il problema. Sarò ben felice di pagarvi anche più di quel che avete chiesto.
- Cercheremo di fare del nostro meglio, signore.- Rispose il ragazzo indiano, in un arabo quasi perfetto, con un sorriso. Patrice si stupì che a parlare fosse stato quello che lui aveva identificato con il servo dell'esorcista. - Può darsi che tutto sarà risolto in poco tempo. O forse ci vorrà un po' di più. È sempre diverso. Bisogna vedere come sono loro. Però prometto che farò tutto il possibile.
- Il signor Berthier può portarla al piano di sopra, dove sono i problemi.- Riprese Patrice, rivolgendosi all'uomo biondo.
- Non credo che...- Rispose lui, scuotendo la testa. Poi si rivolse al ragazzo. - Amir, vuoi essere accompagnato?
- No, non ce ne sarà bisogno. Li sento da qui. Vogliono essere trovati. Credo proprio che non ci vorrà molto, signor Varrian.
- Vuoi che venga con te?
- No, grazie, Joel, non importa. Non credo sarà una cosa difficile.
Il ragazzo sorrise e imboccò la porta d'ingresso dell'albergo, e in quel momento Patrice realizzò il suo errore di valutazione.
- Mentre aspettiamo l'esito dell'esorcismo, che ne dite di un tè?- Propose Berthier. - Ho fatto approntare una tenda qui vicino al cantiere, e ci sono già alcuni servitori che si stanno adoperando per rendervi l'attesa piacevole.
- Preferirei rimanere vicino all'hotel.- Disse l'uomo.
- La tenda è lì.- Berthier indicò il luogo poco distante, accanto alle capanne di legno nelle quali erano ammassati gli strumenti di lavoro e i materiali per la costruzione. - Non perderà di vista l'hotel nemmeno per un momento.
- Allora va bene. Un tè, lo prendo volentieri.
Berthier li condusse alla tenda, all'interno della quale c'erano tre dei servitori che il segretario aveva assunto per il soggiorno cartaginese di Patrice. Lui e l'uomo si sedettero al tavolino preparato per loro, e Berthier lasciò aperto un lembo della tenda, in modo che l'ospite potesse lanciare di tanto in tanto un'occhiata all'hotel.
- Pensavo che l'esorcista fosse lei.- Iniziò Patrice.
- Ho notato. Un errore che compiono in molti. Amir è schivo e sembra più giovane di quel che è.
- Invece lei di cosa si occupa?
- Magia e scienza. Mi chiamo Joel Bennett. Sono di Londra.
- Pensavo che il ragazzo fosse il suo servo.
Bennett inarcò un sopracciglio e contrasse le labbra in un'espressione offesa.
- È mio marito.
Patrice riuscì a stento a buttare giù la sorsata di tè che aveva assunto, rischiando di soffocarsi.
- Prego?
- Mio marito. Le sembra troppo giovane? Ha ventotto anni, anche se ne dimostra dieci di meno.
- Dimenticavo che esistono luoghi, nel mondo, che permettono certe unioni.
- Il mondo sta andando avanti, signor Varrian. Per fortuna. Forse dovrebbe aggiornarsi, se accetta un consiglio.
- Credo di sapere da solo quali sono le idee che vale la pena di aggiornare, e quali invece è bene che restino invariate. Ma lasciamo correre. Viaggiate sulla Sunflower da molto?
- Tre anni. È una vita movimentata, ma interessante.
- Ha detto che si occupa di magia e scienza. Viaggiare continuamente non rallenta le sue ricerche?
- Un po’, sì. Ma mi permette di imparare sul campo, e di mettere a disposizione di chi ne ha bisogno le mie conoscenze.- Si fermò, controllò l'ingresso dell'hotel per qualche secondo, poi tornò a guardare Patrice. - Questo mi soddisfa.
- Non sente l'esigenza di dare la precedenza al suo lavoro personale?
- Certo, ma non voglio dedicarmi unicamente a esso. E come le ho già detto, studiare sul campo dà grandi contributi alle mie ricerche, anche se mi impone un passo più lento. In passato avevo avviato un lavoro di qualche rilievo, ma gli eventi mi hanno portato da un'altra parte. E sono molto contento che le cose siano andate così. Se fosse stato altrimenti, non avrei mai trovato Amir.
Patrice finì il tè, seccato dalla sdolcinatezza che grondava dalla voce dell’uomo quando parlava del marito.
In quel momento Bennett, che guardava di nuovo verso l'hotel, si alzò in piedi di scatto. Il ragazzo indiano era appena uscito e camminava lentamente, guardandosi attorno per cercarli. Bennett uscì dalla tenda e gli andò incontro. Lo raggiunse in fretta e lo prese sottobraccio.
- Va tutto bene, signor Varrian.- Disse l'indiano, quando fu entrato.
- C'erano davvero dei fantasmi?
- Quattro.
- E che cosa c'è bisogno di fare?
- Niente. Adesso sono andati.
Bennett gli sorrise e gli sfiorò il viso con la punta delle dita, costringendo Patrice a distogliere lo sguardo, irritato. Alle sue spalle il signor Berthier aveva un’espressione profondamente schifata.
Non appena si fu seduto, Bennett gli versò del tè e il ragazzo bevve lentamente, gli occhi distanti e l’aria stanca. Patrice lo studiò per qualche momento, chiedendosi se fosse un impostore molto abile a recitare o se ci fosse qualcosa di vero in ciò che sosteneva di aver compiuto.
- Tutto qui?- Chiese Berthier, che squadrava il ragazzo con evidente diffidenza. – Due parole e i fantasmi vanno via?
- Di solito a loro basta che ci si fermi un po’ a parlare.- Rispose il ragazzo. - Non sono cattivi né dispettosi. Sono solo persone la cui storia si è interrotta all’improvviso senza che potessero risolverla. E se qualcuno è disposto ad ascoltarli, ad aiutarli a trovare un senso alle loro vite, allora si riconciliano con il mondo e se ne vanno.
- E quindi viaggiate su una nave, eh?- Domandò Patrice. - Ammetto di non avere molta simpatia per coloro che vanno in giro per il mondo a offrire i propri servigi. Se qualcuno ha bisogno di me, viene a cercarmi.
- Evidentemente abbiamo idee diverse.- Rispose Bennett.
- La vostra nave si chiama Sunflower, giusto? Chi l’ha costruita? Chi la finanzia?
- La progettista è una maga londinese, Angela Night. Per quanto riguarda le spese, ciascun membro dell’equipaggio contribuisce alla manutenzione della nave. Ci passiamo sopra lunghi periodi, è normale che ce ne occupiamo.
- Avete un equipaggio esperto?
- Siamo diventati esperti insieme. Siamo persone con storie e origini molto diverse, ed è stato interessante imparare a convivere e a condividere la nave.
- In pratica, è una strana alleanza di gente di estrazione sociale molto differente?
- E cosa c’è di male?
- Niente. Chi è il capitano? Qualche membro della marina inglese?
- No. Una ragazza di nome Gilly Wilmore.
- La recente ascesa delle donne, che occupano ruoli tradizionalmente maschili, mi lascia molto perplesso.
- La signorina Wilmore è un ottimo capitano.- Protestò debolmente l’esorcista.
- Avete molti clienti?- Chiese Berthier.
- Sì, ci chiamo in molti.- Rispose Bennett. – Forniamo un buon servizio, spesso migliore di quello di alcune gilde di esorcisti poco affidabili.
- Non è facile capire se qualcuno che fa il vostro mestiere sia davvero affidabile.- Notò Patrice. – Anche voi potreste essere solo attori abituati a portare avanti questa commedia dei fantasmi.
Bennett parve risentirsi, ma l’altro gli posò una mano sul braccio, scosse la testa e sorrise.
- Capisco che quello che faccio possa sembrare strano.- Disse, calmo. - Vi garantisco che non vi sto ingannando.
- Non siamo dei ciarlatani.- Disse Bennett. – Non vi fidate di noi? Chiedete in giro. L’ultimo lavoro che abbiamo fatto è stato per lord Jonathan Allington, uno dei più fidati consiglieri della regina Vanessa. Abbiamo disinfestato la sua villa a Londra, e lui parla bene di noi a tutta la città.
- E vi siete presentati a casa di un lord di tale livello come marito e marito?- Domandò Patrice, lasciandosi sfuggire un sorriso derisorio.
Bennett si alzò in piedi di scatto.
- Mi perdoni la brutalità, signor Varrian, ma trovo che lei sia una persona intollerabile. I nostri punti di vista sono sostanzialmente incompatibili, e questo perché lei è un capolavoro di ignoranza e arroganza. Ora vogliate scusarci, ma ce ne andiamo.
Patrice e Berthier si scambiarono uno sguardo a metà tra lo sconcertato e l’offeso, mentre i due uomini uscivano in fretta dalla tenda.

*

- Non dovremmo essere così bruschi con i clienti.
- Posso sopportare tutto, Amir. Ma certe persone mi fanno superare il limite. Un così enorme concentrato di spocchia e intolleranza…
- Non è la prima persona intollerante che incontriamo.
- No, ma quell’uomo raccoglie splendidamente in sé tutto ciò che odio negli esseri umani. E ha osato mettere in dubbio la tua serietà e integrità!
- È vero, ma pensa che adesso torneremo sulla nostra nave capitanata da una ragazzina, dove ci sono i nostri amici di differenti classi sociali, a goderci una serata da sposi.
- Hai ragione. E saremo sicuramente più felici di lui.


***

Prompt di Vale ("Una storia in cui il signor Bennett insulta Patrice".)

Latest Month

March 2017
S M T W T F S
   1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031 

Tags

Powered by LiveJournal.com
Designed by Tiffany Chow