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In difesa dell’oscurità

Da un paio d'anni questo blog ospita principalmente le storie di Natale che scrivo per i miei amici, ma oggi soffio via la polvere per riportare qui una riflessione che ho condiviso su Facebook. Siccome sono parole che avrei voluto dire mille volte, e che mille e mille volte vorrò dire in futuro, le fermo qui, casomai mi servissero, visto che ho fatto lo sforzo di dare lo una forma comprensibile e sensata.
Come state, viandanti che passate da queste parti, se ancora ci siete? Anche se il mondo è andato avanti (cit.) e altre forme di comunicazione online hanno soppiantato i blog come questo, io ci sono ancora e vi voglio ancora bene.



C’è un concetto che ho letto o sentito dire spesso, che non riesco in alcun modo a capire o condividere. Anche persone che adoro e stimo tantissimo la pensano così – quindi non sentitevi colpiti personalmente dalle mie parole. Se siete mie amici e avete detto/scritto ciò di cui sto per parlare, rispetto la vostra idea. Però è una cosa che continua a farmi pensare da un po’ di tempo e ho bisogno di tirarla fuori.
E’ un grande classico che ritorna ogni anno per Halloween, ma non solo. Lo sento dire soprattutto da persone del mondo cristiano: Dio è “un Dio di luce”, che non ci ha fatti per l’oscurità, e tutto ciò che riguarda le tenebre, anche in ambito di gioco, è qualcosa di negativo. C’è chi si spinge oltre, affermando che travestirsi da mostri è sfigurare la nostra immagine. C’è chi pensa che parlare di cose oscure, mostruose, inquietanti e horror sia un avvicinarsi a territori poco sani, un inneggiare al negativo. C'è chi nel calderone butta proprio tutto: Halloween, Harry Potter, la musica metal, i videogiochi violenti, l'estetica gotica, e così via.
(Di quelli che sostengono che amare la magia nei libri o nei film equivale ad avvicinarsi all’occultismo, non ne parlo. Vi voglio bene lo stesso, se lo pensate, ma sappiate che c’è una sola risposta a questa obiezione, e la risposta è “No.”)

Dunque, alcune cose in difesa dell’oscurità.
L’oscurità, il mistero, la narrazione orrorifica, il mostro, sono strade meravigliose per una mente sana. Ci fanno riflettere sul nostro personale abisso di oscurità. Ci parlano di un mondo che contiene aspetti misteriosi. Ci aiutano a esorcizzare ciò che ci fa paura e a capire meglio quello che siamo. E non inizio nemmeno a parlare del tema del mostro, che da sempre nelle storie è metafora anche della diversità. Penso a tante storie meravigliose in cui scopriamo che il mostro è solo qualcuno che non conosciamo. Oppure siamo noi.
Non siamo tutti fatti di luce. Le storie ce lo ricordano e ci indicano strade per vivere bene tutte le nostre componenti, anche quelle oscure.

Inoltre, per quanto mi riguarda, storie dense di oscurità e mostri hanno preservato il mio senso della meraviglia e della curiosità, dandomi la forza di vivere in un mondo spaventoso senza arrendermi, ma continuando a volerci scoprire dentro cose nuove.

Vorrei ricordare che, storicamente, mostri, streghe, malefici e diavoli sono sempre stati presenti nelle storie che si raccontano, soprattutto in quelle legate al cristianesimo. (Per esempio, c’è quest’opera medievale che è la storia di un tizio che fa un viaggio nell’aldilà. Fa una descrizione minuziosa e vividissima dell’Inferno, con tanto di dettagli sulle pene inflitte ai dannati e una grande attenzione posta sulle creature terribili che si trovano lì.)

Mi irrita chi cerca di stroncare certe passioni nei bambini e ragazzi, chi li “mette in guardia” (non si sa contro chi o cosa) e chi demonizza ciò che loro amano senza spiegare o senza dare loro una scelta. Halloween no, questo libro no, questa cosa no… Nel migliore dei casi vi mandano a quel paese e continuano ad amare quello che amano. In alternativa, continuano ad amarlo ma si sentono pieni di sensi di colpa, caricati di qualcosa di pesante che non capiscono perché non avete dato loro i mezzi per farlo.

Termino con il pensiero più strettamente personale di questo inutile sfogo: per me un mondo senza l’oscurità, il mistero e tutto il resto sarebbe due palle allucinanti. Io capisco la vita solo se me la presentate a forma di storia, e deve essere una storia con degli ottimi villain, un sacco di mostri, parti che fanno paura e pure un po’ di sangue, sennò mi annoio. Giocare con la notte è il mio modo di restare sana e capire meglio me stessa e gli altri.
Ah: traverstirsi da mostro è una delle gioie della vita. Della mia, perlomeno.

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